In un’inchiesta sulle tecniche dimeditazione orientale applicate alla preghiera cristiana, che sarà pubblicata sul prossimonumero del Sir, interviene il vice-presidente della Cei e vescovo di Livorno, mons. AlbertoAblondi, da lungo tempo impegnato nel dialogo interreligioso. Secondo mons. Ablondi, “sulpiano del metodo”, il cristianesimo può ricevere alcune “utili ispirazioni” dalle tecniche dimeditazione orientale. In particolare “è positivo l’insegnamento a possedere di più e piùprofondamente il proprio essere con la partecipazione del corpo alla preghiera” che è propriadello zen. Tuttavia, afferma il vescovo, “la prudenza è d’obbligo. Essa richiede soprattutto chetali esperienze siano seguite da chi ha profonda competenza religiosa e filosofica in materia”.Ablondi ricorda anche “l’antico principio: la ‘lex credendi’ è ‘lex orandi’, cioè la preghiera èespressione della fede. Ma troppo lontane sono le due culture, cristiana e zen, per avere lastessa preghiera”. Perciò è necessario saper distinguere “la preghiera nel suo valore dirapporto dell’uomo con il divino dalle tecniche o metodi che vengono usati”. E “a chi si apreverso queste forme di meditazione orientale, abbandonando la preghiera cristiana, – afferma ilvescovo – chiederei se conosce i valori autentici della preghiera cristiana”.