Lo afferma CarloBo, critico letterario e rettore dell’Università di Urbino dal 1947, in un’intervista che comparesul prossimo numero del Sir a proposito del recentissimo libro a cura di Ferdinando Castellidal titolo “Carlo Bo. Una vita per la letteratura” delle Edizioni San Paolo. Bo interverrà inoltre,nel mese di agosto, ad una serie di seminari sul rapporto tra letteratura, poesia e fedepromossi dall’Università di Urbino. Secondo Bo, nel panorama letterario contemporaneo, “visono ancora molti autori, anche se in posizione minoritaria” dai cui scritti “traspare una visionecristiana della vita. E’ mutato però il modo di far sentire la presenza di Dio nell’ambito di unracconto o di un romanzo. Questa presenza si manifesta attraverso nuovi tipi di letteratura,nuovi stratagemmi di racconto. Purtroppo – osserva Bo – per gran parte degli scrittori, si hal’impressione che si tratti di una moda, di un bisogno sentito da molti che però viene adoperatoe interpretato in maniera non sempre corrispondente. Molti scrittori non dimostrano dicondividere o meglio ancora di penetrare e sviscerare questo bisogno tutto nuovo. Si corredunque il pericolo che si riduca a moda un bisogno dell’anima”.Secondo Bo occorre invece “avere la capacità di testimoniare, trasportando in letteratura lapropria esperienza”; dire che la fede può essere un ostacolo alla creazione artistica “è unerrore che fa comodo a quanti riducono la letteratura al visibile e negano ogni valore alla partepiù importante, quella dell’invisibile”.