Loafferma Pietro Boffi, del Centro Internazionale Studi Famiglia (Cisf) commentando la relazioneannuale del ministro della sanità. Evidenziando che “l’aborto clandestino é ancora rilevantenel nostro Paese”, Boffi aggiunge che “la non omogeneità dei dati, che vedono decrementianche significativi in alcune regioni del centro nord, a fronte di aumenti consistenti in varieregioni del sud, induce a pensare che queste variazioni siano dovute più alle condizioni socialie culturali che ad un influsso positivo della legge 194, benchè questa si richiamasse sin dallatitolazione alla tutela sociale della maternità”. Ad avviso di Boffi “una seria verifica dellemodalità di applicazione di questa legge, specie nella parte rerlativa alla prevenzione, é ormaiineludibile e improcrastinabile”. A questo riguardo occorre anche rivedere “il ruolo e ilfunzionamento dei consultori familiari pubblici, visto lo scarso ricorso a queste strutture daparte delle donne che abortiscono: occorre chiedersi se questi consultori sono in grado di farfronte a complesse problematiche o se la loro ‘sanitarizzazione’ non abbia comportato un lorosnaturamento”. Infine, conclude Boffi “ora che molti muri sono caduti ed anche il mondo laicoe femminista ha iniziato a ripensare la questione, é giunto il momento di riaprire il dibattito, apartire dalla proposta di legge di iniziativa popolare sul riconoscimento della personalitàgiuridica dell’embrione promossa dal Movimento per la Vita”.