Anche se vi è un”fraintendimento che muove da una comprensione troppo superficiale del rapporto tra fede eragione”, il manifesto di bioetica contiene elementi positivi nella “denuncia dell’intolleranza,della chiusura del dialogo ed dell’ideologia dogmatica”. Lo ha detto Paolo Cattorini,dell’Università di Varese, e membro del Comitato nazionale di bioetica, intervenendo ieri sera,a Milano, al “Dibattito sul Manifesto di bioetica laica: quale base comune per la riflessione inItalia?” promosso da Politeia. “Chi abita in un contesto pluralistico – ha aggiunto Cattorini – nondovrebbe essere interessato all’ammutolimento delle tradizioni religiose ma dovrebbe piuttostoavere interesse a che esse esprimano la ricchezza della loro peculiare prospettiva emanifestino i motivi per cui tale verità è creduta proponibile e raccomandabile a tutti”.Ad avviso di Cattorini, per rendere possibile il confronto laici-cattolici sulla bioetica, occorresuperare “una divaricazione tra ragione e fede che rientra nel carattere minimalista di certecorrenti di etica contemporanea. Il vizio fondamentale di tale impostazione è di prescindere inmaniera pregiudiziale dal riferimento alla ‘vita buona’ e dunque dalle ragioni oggettive delbene; la riflessione si indirizza invece esclusivamente verso le regole di comportamentosuscettibili di generare un accordo, al fine di disciplinare i conflitti all’interno di determinatepratiche sociali. Questo aspetto non fa che rimandare la morale alla competenza ed allacoscienza dei singoli”.