“In Italia nessuno saquante sono le imprese non-profit, dove sono, come sono fatte, quando nascono e quandomuoiono”: con queste poche parole Marco Martini, docente alla statale di Milano, ha delineatoil problema di fondo emerso oggi al convegno “Il non-profit come impresa”, promossodall’Associazione Compagnia delle Opere in collaborazione con l’Unioncamere.Tutti gli interventi hanno infatti sottolineato la grande confusione, a livello giuridico, economicoe teorico, che regna quando si cerca di definire questo tipo di imprese e di stabilire in qualeambito dell’economia rientrino. “In Italia – ha detto Giorgio Vittadini, Presidente dellaCompagnia delle Opere – il non-profit ha radici molto più profonde che altrove e risaleaddirittura l medioevo. Eppure in altri Paesii che hanno tradizioni molto meno antiche, il nonprofit è da tempo regolamentato da leggi, mentre in Italia ancora no. Questo probabilmenteperché la concezione del non-profit è viziata nel nostro Paese dall’idea secondo cui se unimpresa ha profitti, allora è fuori dal non-profit”. Invece, secondo Stefano Zamagni, Presidedella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Bologna, “occorre vedere l’economiadi mercato non solo come luogo di imprese profit, ma anche di imprese non-profit. Ritengoinfatti – ha spiegato Zamagni – che il luogo ideale dove collocare il non-profit è nel mercato,perché se lo si pone in una zona intermedia tra questo e lo Stato, primo o poi sarà risucchiatodall’uno o dall’altro”.