La messa in dialetto: Pentecoste o Babele?

A questo interrogativo tenta dirispondere l’editoriale del prossimo numero del settimanale diocesano “Verona Fedele”, afirma del direttore, don Bruno Fasani. L’editoriale prende spunto dal recente dibattito sullacelebrazione della Messa in dialetto. “Molte diocesi – rileva don Fasani – stannoorganizzandosi per tradurre il messale romano nei dialetti o nelle lingue locali. Alcuneesperienze, come in Friuli, sono collaudate da tempo, mentre, per altre regioni, di linguafrancese o tedesca, il problema si è risolto al momento dell’introduzione della lingua volgaredopo il Concilio. Altre espressioni di questo adattamento liturgico sono legate al ladino, allosloveno, al greco-albanese, al siciliano, all’algherese-catalano. In via sperimentale si staprocedendo con il cimbro e il lombardo, mentre in fase di progetto, avanza la Sardegna con ilcampidanese e il lugodorese”. “Pentecoste o Babele?” si domanda don Fasani. E risponde:”Va considerato il giusto diritto delle minoranze linguistiche, non a conservare la proprialingua, ma ad esprimersi nell’unica maniera che conoscono. Penso alla minoranza tedesca inAlto Adige o a quella francese in Valle d’Aosta”. Tuttavia, “un’eccessiva frammentazionelinguistica, senza adeguate motivazioni, potrebbe confinare la Chiesa, universale pervocazione, entro le misure ridotte di un orto di famiglia”.