Il dramma della Liberia, con le sue navi di profughi che cercanodisperatamente di attraccare nei porti dei paesi vicini lungo le coste dell’Africa occidentale, è all’attenzione di Mani Tese, l’organismo non governativodi cooperazione allo sviluppo con sede a Milano. “Gli effetti della guerra potrebbero farsi sentire per decenni – affermano i responsabili – e moltodipenderà dal tipo di processo di pace: ma qualcosa dipenderà anche dagli aiuti e impegni per la ricostruzione che l’Occidente vorrà (ma lo vorrà?)assumersi”. Secondo Mani Tese questo paese grande un terzo dell’Italia e con poco più di 2 milioni e mezzo di abitanti “potrebbe essere un banco diprova per una cooperazione internazionale ispirata a principi di solidarietà”. Ma, il rischio è che prevalgano “gli interessi forti, legati alla geopolitica, alpotere finanziario, alle multinazionali”, o che sia “dimenticato e abbandonato a se stesso”. Abbandonati a se stessi, quasi senza più aiuti e cure,vengono spinti a rientrare nel loro paese, dove però li attendono feroci repressioni. Un dramma “apocalittico” dimenticato dai “media”. Anche ilvescovo di Monrovia mons. Michael Francis, ha lanciato un appello “perché sia esercitata una forte pressione sui ‘signori della guerra’ e gli entiumanitari utilizzino la Chiesa per la distribuzione degli aiuti”.Mani Tese ha anche lanciato un appello, insieme a Caritas Italiana, Focsiv, MissionariSaveriani e altri organismi di volontariato, in favore degli oltre due milioni di rifugiati del Rwanda attualmente in Zaire.