“La spettacolarizzazione di un conflitto può radicalizzarlo invece che risolverlo e fa male agliinteressati e agli spettatori perché non ha nulla di educativo”: lo ha detto oggi al Sir il giudicetutelare Piercarlo Pazè, intervistato in merito alla decisione il tribunale dei minori di Ancona,che ha proibito ad una mamma e alle sue due figlie adolescenti di andare alla trasmissione”Amici” per parlare con il papà, separato, che non vedevano da Natale. “Io personalmente e,credo, tutti i giudici – ha spiegato Pazè – siamo decisamente contrari a questaspettacolarizzazione delle emozioni, perché radicalizza le posizioni, mette le persone unacontro l’altra e impedisce la mediazione attenta, che va fatta invece in privato. I giudici oggiinsistono molto sulla mediazione familiare, fatta con una professionalità specifica, con colloquiseparati, e poi insieme, con un lavoro approfondito e lungo. La spettacolarizzazione invece, fasolo danno”. Il fatto poi che la ragazza si sia rivolta ad uno spettacolo televisivo per risolvere ilsuo problema, “dimostra ancora di più – sostiene Pazè – quanto siano dannose questetrasmissioni: la ragazza ricorre a un mezzo improprio, mentre lo strumento giusto perriavvicinare il padre sono i servizi, gli uffici di mediazione familiare. L’uso del mezzo impropriovuol dire due cose: che, da un lato queste trasmissioni creano delle illusioni, dall’altro dimostrache non sono ben conosciuti gli strumenti appropriati di intervento. Ci sono dunque serviziveri, mal conosciuti, e pseudo-servizi, illusori e dannosi. Non lasciamoci ingannare”.