“E’ vero che il salvataggio dei mille posti di lavoro nelle miniere di carbone del Sulcis costeràcomplessivamente in una decina di anni circa 2 mila miliardi di lire, ma non si tratta diassistenzialismo: qui c’è in gioco una vera risorsa energetica nazionale”: così dice al Sir donSalvatore Benizzi, responsabile della pastorale del lavoro della diocesi di Iglesias (Cagliari).All’indomani della diffusione di notizie secondo le quali la “bolletta del Sulcis” sarebbe unnuovo “pozzo senza fondo” a carico delle casse dello stato e dei portafogli dei contribuenti -spiega don Benizzi – “è necessario dire che la privatizzazione del Carbone Sulcis non devefermarsi e l’interessamento di importanti operatori economici nazionali e internazionaliconfermano il convincimento sulla validità del progetto di recupero dell’attività. Sotto i nostripiedi – continua – c’è energia per oltre un secolo e con la gassificazione si risparmierebberoalmeno 300 miliardi l’anno”. La polemica arriva a due mesi dall’abbandono dell’Eni e dalsubentro nella gestione di un ente regionale cui dovrebbero aggiungersi alcune impreseitaliane e straniere (Ansaldo, Sondel, Techint, Ruhr Coal, Destek e altre). Le critiche si sonoappuntate sul sovraprezzo che l’Enel pagherà per otto anni a titolo di sostegno del piano dirilancio, scaricato poi in bolletta con 1,2 lire in più per kilowattora a ciascun utente.