Mons. Ablondi: per diffondere il Vangelo è meglio la Bibbia in lingua corrente

“Le traduzioni della Bibbia non debbono essere considerate in concorrenza tra loro, ma più illinguaggio è semplice, più gente raggiunge”: è questo in sintesi il pensiero di mons. AlbertoAblondi, Vescovo di Livorno, Vicepresidente Cei e presidente della Federazione BiblicaMondiale, nell’ editoriale del prossimo numero della rivista Rogate Ergo. “Non essendo laBibbia solo un libro, né il cristianesimo la religione del libro immobile, ma della Parola vivente edella Parola d’amore, – afferma mons. Ablondi – possiamo e dobbiamo chiederci qual è ilsenso delle diverse traduzioni, che non debbono essere considerate occasionali e inconcorrenza l’una per l’altra. Penso alle traduzioni della Bibbia con note teologiche, per potercomprendere sempre più a fondo l’insegnamento della Parola di Dio; ammiro le Bibbie con lenote ecumeniche, tanto utili per attenuare le divisioni tra i cristiani; apprezzo le edizioni con lenote pastorali, che facilitano l’incarnazione della Parola nei diversi ambienti ma la miaesperienza mi consiglia di raccomandare le traduzioni in lingua corrente”. Poichè la buonanovella – conclude il vescovo – è annunziata ai poveri, “certe traduzioni, proprio per laricchezza delle loro note, non sono adatte ai poveri, all’uomo che sa leggere solo il giornale.Perché a quest’uomo di cultura media inferiore deve mancare la possibilità di ascoltare laParola di Dio che da senso alla sua vita?”