Introvigne: contro le sètte non servono leggi ma un nuovo linguaggio

“Nessuna forma di dilatazione dei poteri dello Stato che parta da leggi anti-sette saràsignificativo sociologicamente e pastoralmente”. Lo ha detto ieri Massimo Introvigne, direttoredel Centro studi sulle nuove religioni (Cesnur), presentando il suo libro “Il sacro postmoderno”nel corso del Terzo salone del libro e della comunicazione religiosa a Milano.”Per raggiungere l’uomo postmoderno, che è spesso religioso, ma in modo personalissimo -ha detto Introvigne – i nuovi movimenti religiosi si pongono come interessanti segnali di unprocesso che, tuttavia, va molto al di là di quell’1% che oggi segue in Italia le cosiddette sette”.Infatti, ha continuato Introvigne, “statisticamente, al tavolo del sacro postmoderno non hannovinto tanto i nuovi movimenti quanto le autoreligioni – delle 600 sigle interessate, lamaggioranza è fatta di pochissimi aderenti – e soprattutto il mondo pentecostale con i suoi50.000 convertiti al giorno in tutto il mondo”.”Vi è quindi – conclude Introvigne – una domanda che forse non andrà a beneficio delle grandireligioni, poiché l’essere religioso postmoderno non ha spesso struttura di appartenenza, purdefinendo un’esperienza primaria che è quella esperienziale e simbolica. Si tratta, allora, diadottare un linguaggio che tenga conto di questa esigenza fondamentale, che porta ognigiorno circa 8.000 persone a lasciare la Chiesa cattolica, e che risente di un “fortissimo sensoesistenziale e di una richiesta liturgico-simbolica che per lungo tempo la Chiesa ha datol’impressione di trascurare”.