“Quando uno stato decide di uccidere o con la pena capitale, o con l’aborto, o con una guerrao con l’eutanasia, si pone direttamente contro le leggi della crescita”. Lo ha detto al SirAureliano Pacciolla, psicologo e teologo moralista, intervistato in merito alla decisione dellaCorte di appello di San Francisco di consentire il suicidio assitito.”Dal punto di vista dell’etica umana, senza entrare in nessuna etica confessionale – haspiegato Pacciolla -, possiamo dire che tutto ciò che nasce contiene in sé un programma dicrescita. Questa legge non l’ha fatta né una religione, né un magistrato, ma è una legge dellanatura: tutto ciò che esiste ha un programma di sviluppo anche se prima o poi è destinato amorire. Lo Stato dovrebbe garantire questa legge della natura e quindi aiutare tutto ciò chenasce a crescere, non a morire”.Ma all’eutanasia si possono muovere obiezioni anche di carattere psicologico: “E’ chiaro cheognuno è libero di impostare la propria vita come la propria morte – dice Pacciolla -. Ma questalibertà bisogna vedere quanto sia condizionata dalla sofferenza fisica. Ci sono persone chedesiderano morire e poi, passato quel momento o quel periodo, sono felici di essere ancoravive. E questo vale anche per i malati terminali e si può verificare soprattutto quantoinaspettatamente hanno una ripresa”.