Lo hadetto al Sir mons. Roberto Busti, prevosto a Lecco e decano della diocesi di Milano,commentando gli episodi di violenza compiuti nei giorni scorsi ai danni di alcuni parroci in varieparti di Italia. Secondo il sacerdote, “dietro queste aggressioni non ci sono motivazioniparticolari: si tratta prevalentemente di atti compiuti da squilibrati. Può anche darsi chequalcuno, ‘singolarmente’, provi dell’astio nei confronti del parroco o della Chiesa nel suocomplesso, ma di qui a pensare che ci sia una sorta di ‘lobby’ che perseguiti i parroci il passoè lungo. Tuttavia, queste aggressioni non vanno sottovalutate. Come tutte le manifestazioni diviolenza, assomigliano un po’ alle malattie: sono infettive e contagiose”.Mons. Busti non ritiene opportuno, al fine di garantire una maggiore sicurezza, chiudere lechiese negli orari lontani dalle celebrazioni. “Al limite, è ammissibile – ha detto – una chiusuradalle 12 alle 15, ma il resto della giornata la chiesa deve rimanere aperta”. Mons. Busti ricordache “è il mestiere di parroco che porta ad essere esposti: anche in questo sta il coraggio dellatestimonianza. Sarebbe opportuno, invece, ricevere maggiore aiuto, anche in termini divigilanza, da parte dei parrocchiani, dei laici, che con la loro presenza vigile potrebberoaumentare il margine di sicurezza. Occorrerebbe inoltre una maggiore attenzione anche daparte di polizia e carabinieri, la cui opera di vigilanza nei confronti degli edifici di cultoandrebbe potenziata”.