Si tratta di un’iniziativa dellaFondazione Italiana per il Volontariato (Fivol) che sarà presentata a Roma il 29 novembre. Daidati raccolti in otto comuni italiani – Torino, Genova, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli ePalermo – emerge, affermano i curatori dell’indagine, che “le aree ad alta densità urbanapresentano problemi e bisogni umani specifici e pertanto danno vita ad un volontariatopeculiare. Una delle note distintive del volontariato urbano è il prevalere di associazioni diispirazione cattolica. Altro elemento distintivo è la dimensione molto ridotta delleorganizzazioni: si tratta di piccoli gruppi autonomi, mal collegati tra loro e con gli enti pubblici.Dal punto di vita legale, per lo più sono associazioni di fatto, senza una formale identitàgiuridica e con una scarsa strutturazione organizzativa e formale. Immigrati, anziani e famigliein difficoltà sono i destinatari cui il volontariato urbano si rivolge più frequentemente. Fra lecittà considerate, Bologna risulta essere quella con il maggior numero di associazioni divolontariato (un gruppo ogni 1.800 abitanti) e Napoli quella con il più basso (un gruppo ogni16.000 abitanti). Il volontariato nella capitale enfatizza ancora di più queste caratteristichegenerali: il 73% dei gruppi è di matrice cattolica e presenta forti connotati di isolamento”.All’incontro di presentazione della ricerca interverranno, tra gli altri, Luciano Tavazza,Segretario generale della Fivol, e mons. Luigi Di Liegro, direttore della Caritas diocesana diRoma.