Don Mario Torregrossa, prete come gli altri

“Al di là di chi sia il responsabiledel gesto, la cosa positiva di questa vicenda è il coro di solidarietà, di rispetto, di consensi chesta avendo l’opera svolta da don Mario e in generale dalla Chiesa nella nostra città”. Così donMario Pecchielan, parroco di S. Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca e amicopersonale, giudica la storia di don Mario Torregrossa, il parroco di Acilia ora ricoveratoall’ospedale S. Eugenio di Roma perché sabato scorso uno sconosciuto ha tentato di darglifuoco mentre pregava. “E’ questa – continua don Pecchielan – un’occasione, purtroppo triste,in cui emerge il lavoro incredibile che la Chiesa svolge a servizio dei poveri, degli emarginati,dei senza voce. Il comprensibile rilievo dato dai media alla vicenda rischia però di offrire unavisione riduttiva del ministero sacerdotale, ne mette in luce soltanto alcuni aspetti. Se nonabbiamo il coraggio di dire che l’accoglienza di Gesù passa attraverso l’accoglienza degliultimi, la nostra predicazione è monca”. Don Pecchielan sottolinea infine la “normalità”, per unsacerdote, di stare accanto a chi è emarginato. “Questo non comporta, tuttavia, una letturasociologica del sacerdozio: i preti non sono assistenti sociali, ma uomini consapevoli del valoreevangelico delle loro azioni”.