“Ballerini,artisti, imprenditori: tutti possono essere santi”. Così Liliana Cosi, ballerina di famainternazionale e fondatrice di una scuola di balletto a Reggio Emilia, ha commentato stamanela beatificazione di Catherine Jarrige, che, prima di entrare come laica terziaria nell’ordinedomenicano, manifestava una spiccata passione per la danza. “La notizia – ha aggiunto laballerina – non mi sorprende per niente. Il saltarello è un’espressione spontanea di danzapopolare. Tutti i popoli della terra danzano per esprimere la propria gioia, per lodare Dio.Questo desiderio fa parte dell’essenza più intima della natura umana”. Per la Cosi, “ci si fasanti seguendo la propria vocazione”, ognuno nella strada in cui Dio ha chiamato, e l’arte è”una vocazione prorompente”, lo strumento attraverso il quale “si può trasferire la sensibilitàdella propria anima nell’armonia del corpo e della musica, e Dio è perfetta armonia”. “Siamonoi – ha poi osservato – ad aver relegato la danza a uno sfogo, ad un triste baccanale. Ladanza, come ogni espressione dell’arte, è nella sua più vera essenza un’elevazione altissimadella propria interiorità”. Raramente, ha aggiunto la ballerina, per i giovani di oggi il ballo è”un’espressione bella, spontanea e genuina” come le danze popolari; “è piuttosto uno sfogo dirabbia, spesso manipolato e imposto dal business”.Domenica scorsa, il Papa oltre a Catherine Jarrige ha beatificato anche due sacerdoti martiridel nazismo: reverendo Otto Neururer e padre Jakob Gapp, marianista.