Lo hadetto al Sir mons. Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kisangani in Zaire,commentando l’imminente vertice mondiale sull’alimentazione, in programma a Roma dal 13al 17 novembre prossimi. “Lo schiavismo, la colonizzazione, la guerra fredda, i regimi a partitounico, la decolonizzazione, la globalizzazione e l’avidità del sistema finanziario”: sono questi inemici principali dell’Africa, che pur detenendo “il 90 per cento della produzione mondiale didiamanti, il 70 per cento dell’oro, il 33 per cento del rame e il 25 per cento dell’uranio”, senzacontare il petrolio, è “il continente che soffre maggiormente di sottosviluppo e povertà”. Lasoluzione a questi problemi, sostiene il vescovo, consiste nel “trasformare l’Africa da problemaa risorsa”, cioè in “soggetto in grado di sviluppare la propria attività produttiva”, promuovendol’indipendenza “politica, amministrativa, economica, sociale e culturale dell’Africa” attraversouno “sviluppo solidale” del continente. “L’avvenire e il progresso del nostro continente – hadetto mons. Pasinya – dipendono dallo sviluppo delle risorse umane. Bisogna realizzare unasana gestione delle risorse naturali dell’Africa grazie ad una promozione naturale delle risorseumane”. Il presupposto di tutto ciò è lo “sviluppo integrale dell’uomo africano”, a favore delquale la Chiesa svolge un ruolo insostituibile.