Perchè non azzerare o riconsiderare seriamente il debito dei Paesi poveri?

E’ la domanda che pone l’organismo Acli Terra, l’associazione professionale delleAcli che si occupa di promozione del lavoro, della cultura e della tutela degli addettiall’agricoltura nel nostro paese. Nelle dichiarazioni rilasciate al Sir in vista del prossimo verticedella Fao sull’alimentazione, il suo presidente Lino Bosio afferma infatti, commentando ildocumento sulla fame nel mondo pubblicato nei giorni scorsi da “Cor Unum”, che un similegesto sarebbe profetico, in quanto permetterebbe un “superamento di dottrine e cultureliberiste secondo le quali una persona vale quando riesce a realizzarsi da sola”. Si tratta di”una cultura vecchia e nefasta” – sostiene Bosio – “che nulla ha a che vedere con le regole diun mercato moderno e con la necessità di attuare criteri e valori di una correttaimprenditorialità, anche associata”. Il problema – a suo avviso – consiste in un gesto dicoraggio dei capi di stato e di governo perchè si accordino finalmente per stabilire punti dicrescita economica collettiva e sappiano promuovere vere politiche di sviluppo. “Per far ciò -dice – occorrono però appositi fondi per lo sviluppo e reti creditizie e bancarie non guidate dalogiche capitalistiche”. Il gesto clamoroso dell’annullamento o drastica riduzione del debito deipaesi poveri andrebbe nella direzione di una apertura del nuovo millennio all’insegna dellafraternità.