Vijay Singh: vittima anche dell’intolleranza religiosa

E’ quanto afferma AntonioNanni, esperto in problemi pedagogici e vice-direttore del Centro di educazione alla mondialità(Cem), commentando la tragica fine di Vijay Singh, il tredicenne indiano suicidatosi ieri, aManchester, a seguito di una serie di angherie subite da suoi coetanei. Nanni ricordando cheil giovane “possedeva tutti gli ‘ingredienti’ per diventare ‘leader’ potenziale di un gruppogiovanile” aggiunge che tanti soprusi nei suoi confronti non sarebbero stati commessi se”nessuno avesse saputo della sua identità religiosa e questa fosse rimasta, come il più dellevolte accade, una dimensione del cuore”. Vijai di religione sick, “invece, portava il turbante eforse è proprio questo il marchio della sua ‘differenza’ che sintetizza e visualizza tutte le altredifferenze”.Osserva Nanni: “Un ragazzo così è quasi un candidato privilegiato ad essere oggetto discherno, derisione, capro espiatorio, vittima sacrificale. Nella nostra società dalle milledifferenze, dove tutto può essere indossato ed esibito con orgoglio – griffe, tatuaggi, orecchini,borchie – ci sono però oggetti tabù che restano censurabili, se denotano appartenenze rispettoalle quali l’opinione pubblica non mostra gradimento. Vijai allora non è solo vittima del’bullismo’. Dietro questo tragico caso, c’è la cultura di una società che si mostra ancora nonabbastanza matura per assicurare un futuro di libertà e serenità ad un giovane che vogliaessere se stesso anche sul piano religioso”.