“La fede -continua mons. Comastri – ci assicura che quando il Papa è ‘infirmus’, la Chiesa è ancora più’firma’, perché la sofferenza del Papa si fonde con la potenza di Gesù Crocefisso e infondenuova linfa a tutto il Popolo di Dio. Ce l’assicura Gesù che, nell’imminenza della Passione,disse: ‘io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me’. Questa legge di Crocifissione-Resurrezione è iscritta nel Dna del Corpo mistico di Cristo: dal Papa sino all’ultimo cristiano.Giovanni Paolo II ora ci sta ricordando questa evangelica verità e ci infonde coraggio perrestare, sempre ed in tutte le situazioni, fedeli al Signore”.A questo riguardo, il vescovo ricorda le parole che don Primo Mazzolari un giorno disse ai suoiparrocchiani: ‘Portavo la croce, mi pesava; poi, ad un certo punto, mi parve che il peso sialleggerisse e che Qualcuno mi portasse. Vedete? Io mi appoggio, in questo momento, allaCroce, perché non so più reggermi in piedi; e voi, dall’altra parte, mi tendete le mani”. “Anchenoi – conclude quindi mons. Comastri – allunghiamo le braccia, Padre Santo: non persostenerTi, ma per appoggiarci alla forza della Tua fede e della Tua speranza e della Tuacarità!”.