“L’esportazione di armi è un chiaro esempio di ‘mancata’cooperazione allo sviluppo”. Così Luca Jahier, Presidente della Federazione organismicristiani servizio internazionale volontario (Focsiv), entra nel dibattito sull’esportazione di armi.”Negli ultimi cinque o sei anni – commenta Jahier – sono diminuiti gli aiuti allo sviluppo econtemporaneamente sono aumentati i profitti derivanti dalla vendita di armi. Tutta questodimostra la non volontà, da parte delle forze politiche, di varare una normativa rigorosa inmateria. Ad esempio, a livello internazionale, non è stata ancora sottoscritta la convenzionesulla messa al bando delle mine anti-uomo. Quindi, se il nostro governo è almeno un pòinteressato alla cooperazione, deve innanzitutto regolamentare il commercio di armi, attivandomisure concrete che garantiscano il mantenimento dell’embargo là dove c’è un conflitto in atto.Questo sinora non si è realizzato perché sono troppo grossi gli interessi in gioco, sia da partedi industrie parastatali che di comparti della Difesa”.Inoltre, aggiunge Jahier, “è ormai noto a tutti, anche ai servizi segreti, che gran parte del flussodi armi segue un percorso ‘triangolare’, per cui il compratore spesso non è il destinatariofinale. E così, sopravvive questo traffico che, come fatturato, è secondo, a livello mondiale,solo a quello della droga. Chi, come i volontari, sta dalla parte della popolazione di Paesi chesono in guerra magari da danni, come nel caso del Rwanda e del Burundi, si accorge subitodelle conseguenze di tutto questo e di come il continuo arrivo di nuove armi vanifichi i tantisforzi compiuti, anche dai volontari, per trovare una soluzione pacifica alle cause dei conflitti.”