Il Patriarca di Venezia, card. Marco Cè,ha rivolto il suo saluto ai 500 delegati delle Caritas diocesane, riuniti al Lido di Jesolo (Ve) perl’annuale convegno nazionale. Nell’omelia pronunciata alla S.Messa di oggi, il card. Cè haricordato che “la Caritas in questi decenni è stata una grande scuola e un esigente tirocinio diautenticità ecclesiale”. Questa esperienza “ha unito le Chiese sorelle che sono in Italia, manon ci ha chiuso nei confini del nostro Paese; ci ha aperto anzi a una dimensione cattolica.Non c’è stata calamità, situazione di sofferenza a cui, stimolati dalla Caritas, le nostre Chiesenon siano state presenti”. La Caritas, ha ribadito il cardinale, è “scuola” di come “vivere laChiesa” e “tirocinio di amore verso il fratello”. Perciò è necessario che “la Caritas ci sia in ogniparrocchia”. La carità, ha spiegato il Patriarca di Venezia, “apre a una mentalità nuova in cuianche il Sud del mondo, cioè l’universo dei poveri, via via prende corpo nei nostri modicristiani di pensare e vivere e determina un nuovo stile di vita, più sobrio e più austero, ispirauna politica; dà senso alto al servizio civile e all’obiezione di coscienza; e anche le nostredivisioni e contrapposizioni si stemperano; soprattutto diventiamo creativi. Chi ama crea”.Nell'”amore creativo” c’è la speranza. Di essa, ha concluso il cardinale, ne “abbiamo tantobisogno. Ne hanno bisogno il nostro Paese e il mondo”.