Una nota che sarà pubblicata sulprossimo numero del Sir commenta lo sbarco del primo scaglione dei militari italiani e il ritornodi volontari civili in Albania. “Dall’altra parte del Canale d’Otranto – afferma la nota – si attendesoprattutto un aiuto immediato, una sorta di ‘protettorato economico’ (ed assistenziale), percondividere almeno qualcosa di quel benessere visto alla tivù. L’Albania, tradizionalmente ilpaese più povero d’Europa, promosso a paradigma dei germi di dissoluzione che attraversanoquesta fine di secolo, rappresenta dunque una sfida non piccola per l’Europa. Oltre i parametridi Maastricht infatti rimangono ancora i grandi problemi aperti dalla fine del comunismo”.”Risalta qui – prosegue la nota – la responsabilità che l’Italia in positivo si può assumere, sefinalmente riesce a togliersi dalle secche di una transizione politica ed istituzionale ormaitroppo lunga. Esclusa dal tavolo decisionale per la crisi bosniaca, l’Italia è stata promossa acapofila dei paesi ‘meridionali’ incaricati della missione umanitaria. La politica estera richiedeprogrammi di ampio respiro, che vadano oltre le emergenze. L’Italia deve mettere a frutto leproprie risorse, senza contare su ombrelli protettivi. Chissà che questo impegno, sul qualefortunatamente si è realizzato un grande consenso, possa anche insegnare qualcosa ai politicinostrani i quali hanno di fronte tante questioni di politica interna, sulle quali i cittadini aspettanoormai da tempo risposte concrete e lungimiranti”.