Visita del Papa in Bosnia: la situazione dei cattolici dopo la guerra

Secondol’associazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (Acs) le conseguenze della guerra sui cattolicibosniaci, che nei prossimi giorni riceveranno il Papa in visita pastorale, sono state pesanti. Laminoranza croata, che costituiva il 13% della popolazione prima dell’avvio delle ostilità, e lestrutture pastorali hanno subito attacchi sistematici, con risultati molto più pesanti in termini didanni rispetto a quelli subiti dagli altri gruppi etnico – religiosi. Secondo Acs, ben 450 milacattolici hanno dovuto abbandonare il loro paese. Ad esempio, nella diocesi di Banja Luka laloro presenza è passata dai 120 mila all’inizio delle ostilità agli attuali 5 mila. Nell’arcidiocesi diSarajevo sono state gravemente danneggiate o distrutte quasi 600 tra chiese, cappelle,conventi e canoniche. La Chiesa cattolica nazionale ha risposto a questa situazione difficiledando vita alla Conferenza Episcopale Bosniaca, già durante gli anni di guerra. Una dellescelte dei cattolici bosniaci è stata quella di dare vita a “centri scolastici multietnici” per favorirela riconciliazione tra le etnie, alcuni dei quali sono già funzionanti a Sarajevo, Zenica, Tuzla. E’in vista il rientro dall’esilio di una sessantina di presbiteri dai quali si attende la ripresa dellavita pastorale. Non mancano però a tutt’oggi episodi di violenza ai danni di strutture di Chiesa:nel marzo scorso, ad esempio, una bomba ha danneggiato la chiesa di San Giuseppe aSarajevo, mentre nei mesi precedenti alcuni attentati avevano leso altre strutture pastoralidella zona.