Anche in Italia i cattolici sono chiamati a “fare di più”

E’ quanto si legge nellanota settimanale del Sir che, richiamando le parole del Papa all’Angelus di ieri, afferma comequella appena trascorsa sia stata una “Pasqua confusa, priva di punti di riferimento credibili,ed ancora più complicata da vicende tragiche ed indecifrabili, dall’Albania alla Terrasanta”.Sull’ esempio del Papa che “prosegue la sua opera instancabile perché cadano i muri, con lacertezza della gioia e della speranza pasquale, nessuno si può abbandonare allo sconforto”.Presto Giovanni Paolo II sarà a Sarajevo: “una visita tante volte rinviata, fortemente voluta,che vuole essere una testimonianza di speranza” e che dimostra che “è possibile andare oltrela guerra, l’odio, la desolazione”. Le parole del Santo Padre impegnano “come italiani aritrovare e a dare spessore all’identità della nostra comunità nazionale”. Ma esse impegnanoanche come cattolici perché “la fede è alla radice della nostra storia e della nostra identità,dunque anche del nostro presente: su questa base si costruisca veramente qualcosa dinuovo, di stabile, di buono. Fare di più non é semplicemente attivismo, significa capacità dielaborazione e di confronto, di dialogo e proposta, innanzi tutto sul piano delle idee e deiprincipi, ma anche sul piano del concreto impegno. Bisogna parlare senza complessi, edoperare con coerenza”. Occorre però sintonizzarsi “sulle nuove sfide, superare vecchiedivisioni e conflittualità che in passato hanno impoverito tutti portando anche il mondo cattolicoa ripiegarsi su se stesso e a non svolgere fino in fondo il proprio servizio alla società”.