“La questione agricoltura letta dai settimanali diocesani”

“La protesta degliagricoltori diventa il simbolo di un potere che non li ascolta”. Lo scrive “Vita del Popolo” diTreviso, commentando gli avvenimenti di questi giorni. “Lungo le strade, le ferrovie – continuail settimanale trevigiano -, dopo le botte subite da qualche gruppo di poliziotti, questi agricoltoristanno suscitando la solidarietà di molte persone. Sono il segno che nel mondo agricolo certirapporti, certi stereotipi di falso buonismo si sono rotti e forse per sempre”. La protestacomunque, nota “Nuova Scintilla” di Chioggia, indica che si tratta di “un problema di ordineculturale e politico, prima che semplicemente di carattere rivendicativo”. Le emergenzedell’agricoltura, prosegue il giornale, devono “farsi conoscere e contare sulla scena politicanazionale e il chiarimento deve essere fatto in tempi stretti perché il settore soffre di una crisiche, per certi aspetti, ha il senso dell’emarginazione più totale, l’aspetto di una malattia quasiterminale”. Dal Friuli, il direttore del “Popolo” di Pordenone, Bruno Cescon, sottolinea che la”protesta rivela come quel 5/7 per cento di forza lavoro rimasta nei campi, non sia un fattoresiduale e marginale: nella terra non sono impegnati solo i vecchi, i buoni contadini di untempo, ma sono arrivati i loro figli con piglio imprenditoriale”. Riferendosi a tutta la vicenda, iltriestino “Vita Nuova” commenta che se è vero che hanno “sbagliato tutti”, Parlamento,governo, Aima, regioni e gli stessi produttori del latte, “anche chi ha le migliori ragioni delmondo non può permettersi di interrompere strade e ferrorvie, ricattando i cittadini che nonhanno nulla a che vedere con il pasticcio delle quote latte”.