Si conclude questa sera a Mazara del Vallo, con una festa popolare, la ‘settimana diamicizia e solidarietà tra mazaresi e tunisini’ che numerosi (oltre 7 mila) vivono e lavorano nelcentro siciliano che è anche sede diocesana. “Fino alla fine del secolo scorso – spiega ilVicario generale mons. Giuseppe Ponte – la Tunisia apparteneva alla diocesi di Mazara e dasempre ci sono buoni legami con quel popolo. In città gli immigrati tunisini si sono stabiliti elavorano nella pesca, agricoltura ed altre attività, senza che siano mai sorti problemi. Lavecchia kasbah è stata da loro di fatto rioccupata, come nei secoli precedenti, e funziona unascuola con quattro classi per i loro figli. I rapporti con la Chiesa cattolica sono buoni e anziiniziative di questo genere, quali la festa, sono frequenti, segno di una reciproca integrazione.La comunità cristiana comunque assicura una particolare assistenza religiosa: alcune suoreFrancescane che conoscono la lingua araba sono venute di proposito a Mazara per seguirequesti immigrati. E loro – conclude il Vicario – devo dire che ne sono riconoscenti”. Nei giorniscorsi Mazara è stata teatro di alcune manifestazioni tra cui una tavola rotonda sulladichiarazione universale dei diritti dell’uomo, alla presenza del vescovo mons. EmanueleCatarinicchia, del presidente dell’assemblea regionale on Nicola Cristaldi e di altre autorità, tracui il coordinatore della campagna “Chiama l’Africa”. Secondo il vescovo, il “progettoculturale” della Chiesa italiana deve poter cogliere anche le dinamiche e i problemi derivantida queste presenze e contatti interetnici ed interreligiosi.