Lo chiedein una nota il Movimento per la Vita intervendo sul caso della madre marocchina che sabatoscorso ha abbandonato il figlio di venti giorni sull’altare di una chiesa di Sulmona. Il Movimentoritiene che “non è certamente il caso di infierire penalmente né moralmente sulla madre”,innanzitutto perché non si tratta di “vero abbandono: quella povera donna – si legge nelcomunicato – ha accettato di far nascere suo figlio invece di abortirlo come tanto spessoavviene”. La donna inoltre ha cercato di “assicurare al suo bambino, sia pure in formaanomala, la protezione di una ‘istituzione’, la chiesa, da tutti riconosciuta come provvida madredei deboli”. Ciò che ha colpito il Movimento per la Vita è anche il biglietto che la donna halasciato al bambino con la scritta “sono musulmano”. “Ha cercato con tutta evidenza -commenta la nota – di provvedere a quanto di più intimo e caro esisteva per la sua coscienzareligiosa affinché deposto il neonato in una chiesa cattolica, non gli fosse impedito di essereallevato nella sua fede”. Alla luce di quanto è successo a Sulmona, il Movimento per la Vitachiede allo Stato, alle amministrazioni locali e ai mezzi di comunicazione di far conoscere lemolte inziative “valide” promosse dal volontariato privato quali le “culle per la vita”, i 250 Centridi aiuto alla vita sparsi in tutta Italia e il telefono verde “Sos vita” (1678 – 13000) attivo 24 oretutti i giorni.