C’è un deficit di cultura politica.

Pubblichiamo di seguito il testo della nota delSir sul 31° Rapporto Censis, presentato nei giorni scorsi, a Roma. “Puntualmente, ogni anno,in autunno il Censis fa il punto sulla situazione italiana. O, almeno, ci prova. C’è un rilanciodella politica, è vero, ma ai movimenti di vertice non sembra corrispondere un reale consensonella variegata complessità sociale, o, più esattamente, una adeguata capacità di risposta e diorganizzazione. La politica insomma sembra chiedere la delega, e non va al di là dellagestione di alcune emergenze. Siamo ancora lontani da una sufficiente stabilità? Forse sì.Questi anni novanta che hanno segnato grandi cambiamenti, facendo emergere nuoviprotagonisti, spesso consegnati all’effimero, ma non hanno saputo veramente indicare nuovipercorsi. Ecco allora una formula, quella dell'”arcipelago mediterraneo”, per significare ilbisogno di una sintesi, di un circuito virtuoso di comunicazione e di reciproca valorizzazione trai molti centri e le diverse soggettività locali, tra il politico ed il sociale, tra i gruppi, gli interessi,la rete non sempre coerente della complessità e della soggettività italiana. “Operare ai bordi esollecitare una nuova stagione di beni pubblici, queste sono le due linee su cui si muovono piùo meno coscientemente sia la società che i suoi soggetti collettivi”, si legge nelleConsiderazioni generali del 31° Rapporto.Come mettere a frutto positivamente il pluralismo talora conflittuale, e l’anarchia in cui spessosi è risolta la poliarchia caratteristica dell’Italia e degli italiani? Il Censis invita a prestarel’attenzione che meritano alle “connessioni ed ai “feed-back fra tanti soggetti ed interessi”,mette in guardia contro tentazioni centralistiche di poteri politici od economici, ma anchecontro “il rinserramento nel micro dei personalismi”. Qui il Rapporto, come è giusto, si arresta.”La questione tuttavia è assai intricata. Perché sottolinea una esigenza, ma mette anche allaluce un deficit, un deficit di cultura politica, che investe gli schieramenti politici attualmente inpista in modo quasi salomonico. L’impressione è che anche l’ingegneria costituzionalerecentemente sviluppatasi nel generale disinteresse dell’opinione pubblica si muova construmenti vecchi, e poco adeguati, di fronte a questo bisogno di sintesi innovativa tra sociale epolitico, da realizzarsi nella definizione e valorizzazione di “beni pubblici”, che non sonoesclusiva dello Stato e neppure dell’economia. Se non è sorretta da una cultura politicacapace di dare risposte nuove la politica finirà col ripiegare sull’occupazione del potere, e ildisinteresse dei cittadini potrebbe solleticare velleità populiste.Le cifre del Rapporto danno il senso di una situazione nuova ed innovativa di cambiamentoma anche di disorientamento presente nella società. La non smentita vitalità per distrettichiede una connessione più ampia che rispetti e promuova l’identità, anzichè omologarla. Equesto non può che stimolare fortemente il pensiero e l’impegno politico dei cattolici in Italia.Sia nella necessità dell’innovazione che nella chiarezza nei riferimenti ideali e culturali. Certooccorre prima di tutto fare chiarezza. Cominciano oggi ad essere evidenti le grandi potenzialitàdi una intelligente rilettura di grandi classici del pensiero e dell’impegno politico dei cattolici inItalia in questo secolo. Non tanto i “professorini”, così legati ai complessi della cultura deglianni trenta, pure a lungo persistenti nel XX secolo, quanto figure come Capograssi, Sturzo eDe Gasperi, figure di risalto europeo, che sono punti di riferimento precisi ed autentici perarticolare nuovi percorsi. Anche per il mondo cattolico è ora di cambiare marcia, di lavorareinsieme. L’innovazione e la sintesi sono oggi i veri problemi della politica e della società. Darerisposte al ribasso, offrendo vecchi surrogati, comporta in prospettiva co sti molto alti ed unaprogressiva dissipazione etica, civile e politic