Questo il tema di unarticolo firmato da Emanuela Mora sull’ultimo numero di “Famiglia oggi”, interamente dedicatoalle persone anziane. “In una società – scrive la sociologa soggetta, in questo scorcio dimillennio, a un rapido invecchiamento, sono gli anziani di età intermedia a provvedere aibisogni dei giovani e dei più vecchi, continuando a partecipare alla vita produttiva, mettendo adisposizione il frutto del proprio lavoro passato, prendendosi cura dei non-autosufficienti”. Inquesto senso, spiega Mora, si può parlare di “protagonismo” degli anziani, che “continuano asvolgere ruoli di grande utilità sociale non concretamente attribuibili ad altri soggetti”. D’altraparte, però, gli anziani “sono costantemente esposti al rischio dell’isolamento e alla perdita disignificatività sociale, condizioni che facilmente conducono alla solitudine più totale”.Problema, questo, che “colpisce ovviamente i soggetti più deboli e con minori risorse. Perquesto non può venire sottovalutato e richiede anzi una comprensione adeguata, per trovarerisposte corrette”. Gli anziani più soli, fa notare la studiosa, sono quelli che vivono nelle grandicittà, le quali, se sono “una risorsa” per gli anziani attivi, presentano, invece, “una serie divincoli per quegli anziani che non svolgono alcun tipo di attività esterna alle mura domestiche”.Per questi soggetti, “la città si rivela un contesto estraniante”, e la possibilità di sfuggire allasolitudine “è legata alle relazioni esistenti con il gruppo familiare”.