Intervenendo oggi allatavola rotonda che ha concluso oggi a Roma il convegno Cei dei delegati diocesani perl’ecumenismo sul tema “La Bibbia nel cammino ecumenico” , padre Innocenzo Gargano hacriticato “il modo di alcuni movimenti e gruppi di confrontarsi con la Bibbia perché tendono adfar entrare nel proprio schema precostituito la comunità ecclesiale di oggi”. Così facendo, haaggiunto, si corre il rischio di “estraniarsi dalla comunità ecclesiale e creare veri e propripercorsi paralleli”. Andando oltre questi casi, ha aggiunto padre Gargano, la Chiesa cattolica”sta riscoprendo la centralità della Bibbia come Parola che crea, fonda, rende unita lacomunità. Basti pensare al diffondersi della pratica della “lectio divina”, intesa come “scelta difede, desiderio di `stare con la Parola’”, nella convinzione che “non basta essere un onestointellettuale per comprendere il senso ultimo delle Scritture: bisogna vivere, crescere nellafede e nella preghiera continua”.”La Bibbia può essere realmente il punto di partenza, il presupposto, la base del dialogoecumenico”, ha ribadito mons. Giuseppe Chiaretti, presidente del Segretariato Cei perl’ecumenismo e il dialogo, aggiungendo che “il percorso biblico è per natura ecumenico, è ilprimo percorso ecumenico possibile che dobbiamo compiere per camminare verso l’unità”.Tanto più che, ha aggiunto il vescovo, “oggi si registrano sensibilità convergenti, differenzeconciliabili, più che contrasti tra le diverse confessioni religiose, a proposito dell’interpretazionedella Bibbia”. Mons. Chiaretti ha ricordato che si sta lavorando ad una “traduzione ecumenica”del Padre Nostro.