La confessione è incontro con il “totalmente altro”

E’ quanto hanno messo inevidenza don Alceste Catella e Angela Ales Bello, rispondendo alle domande degli oltre 150partecipanti al seminario di studio in corso a Pianezza (Torino) per iniziativa del CentroOrientamento Pastorale (Cop).Nonostante il relativismo, frutto di una cultura che ha eliminato ogni criterio di scelta, haaffermato la professoressa di filosofia alla Lateranense, “l’aspirazione alla trascendenza insitain ogni uomo non può esser eliminata e questa ricerca di “totalmente altro” é la confermadell’ineludibile apertura dell’essere umano verso qualcosa che lo possa realizzarepienamente”.L’uomo d’oggi “raggiunge spesso soddisfazioni parziali che al momento possono illuderlo mapoi l’insoddisfazione e l’angoscia permangono”. Si fa allora primaria, secondo Ales Bello, lanecessità di “ricostruire un rapporto con la fede che consente di giudicare ciò che è bene e ciòche è male e quindi compiere scelte che portano alla felicità autentica”.”Non è più tempo – ha spiegato a sua volta don Catella – per le beghe tra teologi, occorreincrociare le vie dell’uomo e offrirgli la confessione come progetto di vita e esperienza di paceinteriore”. Secondo il preside dell’Istituto di teologia pastorale S. Giustina di Padova si tratta “diincontrare la persona umana che è in ricerca di spiritualità e di offrire speranze che possonoaprire a Dio, alla comunicazione, alla gratuità ed al senso della continuità e del tempo”.