«Per fare unariforma credibile (e non ricorrere all’altro illusorio mito dell’autoregolazione del mercato)occorre uscire dal meccanismo della redistribuzione centralistica ed entrare in quello dellasussidiarietà. Si tratta di responsabilizzare tutti i soggetti sociali, costringere cioè tutti arispettare la dinamica costi-benefici. Ed allora ci si accorge in primo luogo delle distorsioni delsistema fiscale e dei costi e delle ingiustizie di tutte le superfetazioni clientelari che si sonoannidate nei sistemi centralizzati. Emerge così l’importanza di quei soggetti sociali come lafamiglia, che ancora viene trattata con sospetto prima di tutto culturale, con tutte le evidenticonseguenze economiche. Certo anche l’opera di smantellamento ha i suoi costi. Sapranno leforze politiche pagarli, in vista del “bene comune”? Una decadenza (più o meno lenta) èpreferibile al coraggio di cambiare? Alla fine è questa la questione che si pone di fronte a moltipartiti e a molti Paesi europei. E’ in grado il mondo cattolico, senza complessi, libero dainteressi partitici immediati, di svolgere una franca azione di critica, di proposta, di impegno?L’Italia può diventare ancora una volta un caso particolarmente significativo. Più sterili sono idibattiti politici, più spazio viene dato ai simboli ed ai colori di forze come la Lega. I nodivengono al pettine, ed oggi si presenta insieme la discussione sulla riforma della Costituzionee dello Stato sociale. E’ un incrocio ricco di incognite, ma è soprattutto un’occasione da nonsprecare».