“La vitaumana – prosegue Maria Rita Saulle, commentando la decisione del Pm di Jesi – è sacra più diogni altra cosa. Pertanto non è ragionevolmente ipotizzabile che un disabile possa ottenere unrisarcimento dai genitori per il fatto di essere stato messo al mondo. Dal punto di vista etico c’èperò il principio della maternità e paternità responsabile, che comprende una valutazione deirischi connessi ad una gravidanza e l’impegno ad usare tutta la diligenza possibile perproteggerla”. Comunque, rileva la docente, “il problema principale, in questo caso, non èquello dei disabili, quanto quello delle possibili forme di tutela dell’embrione”.A questo proposito, la Saulle ricorda la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, allacui stesura la docente partecipò quale ministro plenipotenziario per l’Italia. “Nel n.6 delpreambolo di questa Convenzione – ricorda la Saulle – si afferma il principio della tuteladell’embrione”. Questa convenzione è stata ratificata e resa esecutiva in Italia con legge n.176del 27/5/1991. Pertanto tutte le norme contenute nella Convenzione fanno ormai partedell’ordinamento giuridico italiano. “Purtroppo però – rileva la Saulle – in Italia ci si scontra sulleipotesi di modifica dell’art.1 del Codice civile e si dimenticano le norme che già esistono”.