Embrione: “La difesa della vita deve accomunare credenti e non credenti”

E’questo, secondo Gaspare Mura, docente di filosofia alla Pontificia Università Lateranense, ilrisultato del convegno sullo statuto dell’embrione (Firenze, 1 febbraio), oggetto di un grossodibattito sui giornali di questi giorni. “Contrariamente a quanto certa stampa ha volutoaccreditare – ha sottolineato Mura – i convegnisti si sono trovati accomunati nella difesa dellavita da una prospettiva di etica autenticamente razionale e ‘laica’, non soltanto religiosa. Soloun’etica della responsabilità, che è la vera etica laica, si può incontrare con l’etica dell’amore,che la completa e la sostiene, non la abolisce: la fede non ha mai distrutto, ma ha valorizzatol’autentica razionalità dell’uomo”. Secondo il filosofo, convegni come quello di Firenzedimostrano che “in tema di difesa della vita, anche i non credenti si sono resi conto che ol’uomo è un fine in se stesso e non un mezzo, oppure la cultura borghese, razionalista,tipicamente illuminista che si rifà ad una distinzione tra una vita degna di essere vissuta e unavita che non lo sarebbe (come nel caso dell’embrione malformato o del bambino che vive incontesti degradati) è una distinzione non solo capziosa, ma profondamente falsa e violenta, laquale non può che condurre alla violenza dello Stato e di quei gruppi di potere che decidonosulla vita degli altri”. Rovesciando il ragionamento fatto da Umberto Galimberti sullaRepubblica di ieri, Mura ha precisato: “Solo quella cultura che si rifà al neoilluminismoprofondamente individualista è la cultura che produce la violenza dello Stato sui gruppi e sugliindividui”.