Comunità di S.Egidio: “Con le armi non si risolve la crisi algerina”

“Non si puòpiù affidare alle armi la soluzione della crisi algerina”. Marco Impagliazzo, incaricato dallaComunità di S.Egidio per seguire la crisi in Algeria, commenta le recenti stragi a Medea eLarbaa: “Queste stragi mostrano come la situazione in Algeria ormai sia davvero drammatica.Assistiamo ad un’escalation di violenza senza precedenti. Non si può più pensare di affidarealle armi o alla repressione la soluzione della crisi algerina. E’ necessario che tutte le parti simettano intorno ad un tavolo per discutere della soluzione della crisi da un punto di vistapolitico”. Sono gli stessi algerini, secondo Impagliazzo, a dover trovare una via d’uscita: “Lacomunità internazionale può solo fare delle pressioni affinché si riprenda il confronto e ildialogo tra le parti. Ma non può certo sostituirsi ad esse”. Un grave problema in Algeria èanche rappresentato dall’informazione, fa notare Impagliazzo: “L’informazione su ciò cheaccade realmente purtroppo è ancora molto ridotta. La censura lascia trapelare solo alcuniepisodi che sembrano essere, più che altro, la punta di un iceberg rispetto a quanto staaccadendo realmente nel Paese”. La crisi in Algeria è scoppiata nel 1992, quando il governo,con l’appoggio delle forze armate, annullò le elezioni vinte dal Fronte islamico di salvezza(Fis). Da allora sono cominciati gli scontri e le azioni terroristiche che hanno già provocato 60mila morti. Nel novembre del 1994, la Comunità di S.Egidio organizzò a Roma un tavolo per ilnegoziato tra le parti, che arrivarono, nel gennaio 1995, a sottoscrivere la “Piattaforma diRoma”, finora inapplicata.