E’ quanto dice FrancoPrevite, dell’associazione “Cristiani per Servire” che da tempo si occupa del problema deimalati di mente e dell’imminente chiusura dei manicomi (31 gennaio). “Il caso del padre diCatania che, ieri, per sfuggire al ricovero coatto – dice Previte – ha gettato la figlioletta dallafinestra, col miracoloso salvataggio ‘al volo’ da parte di un parente, testimonia quanto siadelicata la materia delle turbe psichiche, che non solo rimarranno per chi viene dimesso, masembrano anche aumentare a livello sociale”. Dei circa 25 mila malati di mette al momentoricoverati negli ospedali psichiatrici ancora attivi, una buona parte probabilmente verrà”declassata” dall’area “psichiatrica” a quella “geriatrico-assistenziale”, col risultato che la loroassistenza sarà addossata alle famiglie, o nell’impossibilità, a “residenze sanitarie assistite”con costi mensili spesso vicini al milione e mezzo di lire. L’associazione propone che siristrutturino gli ex-manicomi per realizzare quelle ‘comunità terapeutiche residenziali protette’che sono negli auspici del ministero, ma che stentano a decollare a livello territoriale. Inoltreoccorrerà aumentare il numero dei posti letto dei servizi psichiatrici di diagnosi e cura negliospedali, migliorare la formazione professionale degli addetti in vista delle nuove metodiche dicura, che non avranno più a disposizione il vecchio “manicomio”.