“Era un uomo chesapeva comandare. Aveva una personalità troppo viva, troppo impegnata per non tendere aprendere l’iniziativa. Però Dio non gli ha permesso di avere incarichi di potere, diresponsabilità diretta”. Questo il giudizio su don Giuseppe Dossetti espresso dal suo direttorespirituale, don Divo Barsotti, in un’intervista firmata da Luigi Russo, che comparirà sulprossimo numero di “Testimoni” (n. 2/97). Una grandezza, quella di Dossetti, in gran partefrutto di una sorta di “pedagogia dell’umiltà” voluta per lui da Dio: “Poteva essere tutto, non èstato mai nulla. Ma questa è una cosa molto bella, mi sembra che sia la grazia più grande cheDio gli abbia fatto, perché così egli ha potuto dare il meglio di sé senza ricevere nessuncompenso sul piano umano”. L’eredità spirituale di Dossetti, conclude Barsotti, “dipenderàsoprattutto da ciò che succederà nella sua comunità”: “se continuerà nella direzione di questafermezza, di questa durezza che ha avuto finora per virtù della capacità di comando cheaveva il fondatore; o se, invece, ora che il governo sarà più ordinario, andrà nella direzione diun maggiore rispetto per i singoli, e dunque nella direzione di una certa maggiore libertà”.