Collaboratori di giustizia e diritti delle vittime della mafia

Paola Ricci Sindoni,docente di filosofia e relatrice al convegno ecclesiale di Palermo, intervistata oggi dal Sir sullaquestione dei collaboratori di giustizia, ha detto che “in ogni procedura giuridica, specie neimomenti di grave emergenza, ci si trova di fronte a strumenti che rappresentano vere eproprie armi a doppio taglio. Anche le norme sui collaboratori di giustizia da un latopermettono di individuare certe trame e di ‘acciuffare’ i colpevoli ma dall’altro comportano ilrischio che ci si approfitti della legge di tutela per confondere le indagini o per godere oltremisura dei benefici concessi dallo Stato. Tuttavia, da un punto di vista giuridico questo rischionon può non essere accettato proprio per i risultati positivi ottenuti sinora.”Ricci Sindoni osserva anche che “per fortuna, l’amministrazione della giustizia è in mano adelle persone, i magistrati, che devono adattare le norme ai singoli casi. Infatti, non tutti icollaboratori di giustizia rientrano in un unico quadro: non tutti si sono ‘pentiti’. Nel campo dellagiurisprudenza non devono dunque esistere atteggiamenti ‘asettici’ che comportinol’applicazione tecnica di norme. Si tratta sempre di un rapporto tra ‘persone’: è persona chicommina la pena, è persona il colpevole o il presunto tale, è persona chi è stato offeso dallamafia”.