Le strutture socialinon devono girare intorno all’operatore ma prendersi cura del destinatario, in questo caso deiminori”. Lo ha affermato oggi a Roma Don Vinicio Albanesi, presidente del Coordinamentonazionale comunità di accoglienza (Cnca) in apertura della conferenza sul tema «Minori,accoglienza, diritto alla famiglia, Istituti mai più». Riguardo all’allontanamento dalla famiglia deiminori, Stefano Ricci, responsabile del “gruppo minori” del Cnca, ha sottolineato che, “perquanto frantumata e disgregata, il minore ha diritto alla sua famiglia: Ogni azione diallontanamento non genera un beneficio ma sempre un dramma. Anche quando esistono lecondizioni, l’allontanamento deve avere un carattere temporaneo, all’interno di un progettoglobale di reinserimento». Dello stesso parere è anche il Presidente del tribunale deiminorenni del Lazio, Luigi Fadiga. “Bisogna chiarire che si può arrivare all’allontanamento soloper maltrattamento o trascuratezza, non più per bisogno o per malattia”. Fadiga si èdichiarato anche contrario all’affidamento familiare: “o si fa bene o è meglio non farlo. Vi è, inmolti casi, un uso strumentale di questo meccanismo, più che affidamento è un”affibbiamento”: si stanzia una certa cifra al mese e si abbandonano i minori nelle famiglie inaffido”. Sono 208 le associazioni di ispirazione cattolica aderenti al C.nca., con 3000 minoriaccolti nelle strutture del Coordinamento.