“Lanostra presenza in Russia non è all’insegna del ‘proselitismo sfrenato’ ma semmaidell’apertura e del dialogo con tutti gli uomini, compresi quelli di altre fedi e confessionireligiose”: così ha detto al Sir una religiosa italiana da quattro anni presente insieme ad altreconsorelle in una città della Russia. Secondo la religiosa, che preferisce mantenerel’anonimato, la situazione non appare molto incoraggiante. “Noi ci limitiamo a tenere aperta lachiesa, che abbiamo ristrutturato a nostre spese grazie all’aiuto di tanti benefattori italiani.Sono i cittadini russi che, piano piano, si avvicinano, senza che si debba fare alcun tipo diproselitismo. Bisogna considerare che per la gran maggioranza della gente, il bisogno di Dio èstato negato durante i decenni della dittatura comunista. Un altro elemento è costituito dalfatto che parecchi tra i più anziani ricordano che i loro genitori erano cattolici e quindiguardano naturalmente con simpatia a una presenza cattolica”. Ad avviso della religiosa,comunque, il clima dei rapporti ecumenici in Russia rischia di irrigidirsi e c’è da temere per lepresenze cattoliche, legate come sono al permesso concesso dalle autorità.