A questo interrogativo ha cercatodi rispondere una ricerca coordinata da Fausto Colombo dell’Università Cattolica di Milano edescritta sull’ultimo numero della rivista “Aggiornamenti sociali”. “La copertura informativa dibase è tendenzialmente disomogenea – spiega l’articolo – e i criteri di valutazione dellarilevanza dei singoli eventi ‘religiosi’ non sono uniformemente condivisi: le regole diriconoscimento della ‘notizia religiosa’ non sono patrimonio comune, tendenzialmentecondiviso dal mondo dell’informazione nel suo complesso”. Inoltre, “le tematiche religiosetendono ad essere trattate in modo sostanzialmente poco differenziato; si ricorre a una solatipologia: materiali anche molto eterogenei vengono infatti per lo più riversati nel formato dellacronaca” il che “comporta inevitabilmente un disordine dell’immagine complessiva che i mezzid’informazione danno della realtà religiosa”. E poi si tende “a trattare le tematiche religiosenon in quanto tali, ma facendole reagire con altre chiavi interpretative. E, la chiaveselettiva/interpretativa più rilevante è quella della politica”. Ne deriva che “non si è di fronte aun genere informativo autonomo: non c’è informazione religiosa”, come risulta anche “dall’usodi un linguaggio non esperto e metaforicamente poco elaborato”.