E’ quanto èemerso al termine di un incontro dei cappellani dalle carceri della Sardegna, svoltosi direcente ad Oristano, in cui si è discusso, tra l’altro, della recente proposta di legge Pisapia,riguardante la vita affettiva dei detenuti. “Non si può non condividere – si legge in uncomunicato stampa diffuso al termine dell’incontro – il dettato costituzionale contenuto nell’art.27 che stabilisce che le pene non possono essere contrarie al senso di umanità e devonotendere alla rieducazione del condannato. Ne consegue che devono essere garantiti tutti idiritti inviolabili dell’uomo tra cui quello di mantenere rapporti affettivi e sociali all’interno dellafamiglia e nell’ambito dei rapporti interpersonali”. Tuttavia, i cappellani, nel comunicato,esprimono “non poche perplessità sulla applicazione della legge” e soprattutto “sul rischio divedere l’affettività in carcere come la soluzione di altri problemi, peraltro insoluti: strutturecarenti, mancanza di lavoro, inapplicazione delle misure alternative al carcere, carenza dioperatori penitenziari, limiti pregiudiziali all’azione pastorale dei cappellani. E’ auspicabile, alcontrario, l’allargamento della norma riguardante i permessi premio e la facilità di accesso pergli operatori volontari” e che si renda “più umano il periodo di reclusione, affinché alla fine dellapena sia più facile il reinserimento nella famiglia e nella società”. Il nuovo Ispettore deiCappellani delle carceri è Don Giorgio Caniato, nominato di recente in sostituzione delloscomparso Don Cesare Curioni.