Lo ha detto mons. Renato Corti, vescovodi Novara, intervenendo al convegno “Presbitero e familiare, quale collaborazione?”, in corsoa Roma. Si tratta, ha spiegato mons. Corti, di “un problema che attende certamente ancoramolto impegno perché i capitoli aperti sono numerosi e grandi. Il primo, e più radicale, èsemplicemente quello del riconoscimento della dignità personale della donna, contro ognidiscriminazione e emarginazione ancora in atto in varie parti del mondo. Il secondo problemarisponde all’esigenza di valorizzare in maniera effettiva la donna e di testimoniare in manierapositiva questo riconoscimento che, purtroppo, potrebbe limitarsi anche nella Chiesa alleparole e non tradursi nei fatti”. E’ il caso, ha spiegato mons. Corti, delle “relazioniinterpersonali richieste dal ministero: con le giovani, con le mamme che collaborano inparrocchia per la catechesi o altro e così via. Queste relazioni non vanno cancellate con unaspecie di impossibile ‘astrazione’ e però vanno correttamente ‘impostate’. Esse sono giuste se,in ogni momento, rispettano e favoriscono la vocazione propria e originale del prete e delladonna che si incontrano”. Come ricorda anche Giovanni Paolo II in una lettera indirizzata aisacerdoti nel 1995, “la donna è un grande dono, non qualcosa di diabolico”.