Migrantes: il marocchino annegato nel Po, vittima di una violenza lucida

Commentando la morte di un giovane marocchino lasciato annegare nel Po a Torino da ungruppo di giovanissimi, padre Bruno Mioli della Fondazione Cei Migrantes, afferma che “èraccapricciante sentire che non un giovane, ma una banda di giovani uccida per gioco. Sipotrebbe dire, in attenuante, ‘per incoscienza’, se attenuante può essere considerata lasbornia di birra. Ma, anche nello stato di ebbrezza, per quanto esaltato e delirante, non ci siscatena a caso, bensì sulla base di giudizi e impulsi maturati quando si era in condizioni dilucidità mentale. Diversamente la compassione dovuta alla vittima marocchina potrebbeestendersi anche ai suoi aggressori perchè a loro volta vittime del’esaltazione”. Tuttavia, aggiunge padre Mioli, “questa specie di penosissima compassione si cambia inindignazione quando ci si trova davanti a fabbricatori di pregiudizi, campioni di razzismo e diboria che finiscono per riempire la testa dei giovani fino a stordirla, avvelenandone il pensieroed armando di armi più o meno improprie la loro mano”. Il rappresentante di Migrantes, indica un’altra “grave responsabilità”: quella di “chi quasi simeraviglia che per un marocchino annegato nel Po si faccia tutto questo clamore'”.