“Ildocumento dei vescovi sardi sui sequestri di persona ben riflette ed esprime non solo lo statod’animo diffuso nella popolazione sarda ma anche il livello di elaborazione culturale e dirazionalizzazione che del fenomeno, in maniera sofferta, ha raggiunto la società sarda”. Loafferma Gian Mario Selis, presidente del Consiglio regionale della Sardegna, commentando ildocumento dei vescovi sardi sui sequestri di persona pubblicato oggi su Avvenire.”Due sono infatti gli elementi di novità rispetto al recente passato – aggiunge Selis -: da unaparte infatti è cresciuta notevolmente la mobilitazione delle coscienze (e la riprova è data dallanascita di comitati spontanei e di numerose manifestazioni popolari tenutesi in tanti centridell’isola) nella consapevolezza che nel sequestro di persona è tutta la regione ad esseretenuta in ostaggio del proprio futuro, del proprio sviluppo, della propria speranza; in secondoluogo si è fatta avanti la certezza che solo un’azione coordinata di istituzioni, forze dell’ordine,forze sociali e produttive, forze culturali, potrà garantire alla Sardegna di uscire dal tunnel deisequestri e dell’attività criminale. Alla luce di queste considerazioni – conclude il presidente delConsiglio regionale della Sardegna – il Documento dei vescovi, nel richiamo autorevole allaSacra Scrittura e al Vangelo, si inserisce perfettamente e promuove questo nuovo contestomorale e spirituale che coinvolge la coscienza di ciascuno e la responsabilità delle istituzioni”.