E’ questosecondo p. Bruno Mioli, direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati esteri in Italia e deiprofughi della Fondazione Cei Migrantes, la soluzione “per contrastare qualsiasi esodo’disordinato’ di albanesi verso l’Italia e eventualmente per incoraggiarne il rientro”. P. Mioliinterviene anche sul censimento in atto degli albanesi presenti nel nostro Paese, che “giungeterribilmente in ritardo, col rischio che i risultati siano fuori del tempo utile per la previstavalorizzazione; è inoltre probabile il pericolo che, nonostante l’opera di capillare informazione”svolta dalle organizzazioni attive nel settore, “il censimento nei campi di accoglienza e fuorivenga visto con freddezza o addirittura col sospetto che esso sia esclusivamente in funzionedel rimpatrio”. Dunque, osserva p. Mioli, “spetta alle associazioni di volontariato vigilare perchéi benefici effetti” del censimento “vengano tempestivamente raggiunti”. In particolare, occorre”individuare quali tra gli albanesi meritino una prosecuzione della protezione umanitaria e icasi suscettibili di riunificazione familiare dei legami parentali e dei minori. Il censimento deveessere funzionale anche all’inserimento di chi è orientato al rimpatrio nei programmi umanitarie nelle attività economiche che il Governo italiano intende avviare in Albania”.