Caselli: no ai “licenziamenti facili”

E’ quanto afferma, in un’intervista sulprossimo numero del Sir il prof. Lorenzo Caselli, preside della facoltà di Economia ecommercio dell’Università di Genova. Secondo Caselli, “si tratta di capire quale debba essereil ruolo del fattore-lavoro nel tessuto industriale e produttivo del nostro Paese. Senza dubbio, illavoro, inteso come intelligenza, competenza e professionalità, sarà sempre più determinanterispetto al successo dell’economia”. Dunque occorre capire se “il lavoro è semplicemente uncosto da minimizzare oppure è una risorsa che deve essere valorizzata. Se accettiamo ilsecondo punto di vista – dice Caselli – il lavoro è un investimento. Nel primo caso, invece”, ilnostro Paese avrebbe una base produttiva “banale, dequalificata, povera di competenze e ditecnologia. Ma questa è una falsa soluzione: si entrerebbe in un circolo vizioso; si sarebbesempre perdenti rispetto al costo della manodopera nei Paesi in via di sviluppo. La strada dapercorrere è invece – secondo Caselli- di tipo diverso: imprenditori, sindacati e istituzionidevono impegnarsi per creare nel nostro Paese una base produttiva valida e qualificata,coerente con l’elevato livello professionale e di scolarizzazione della forza lavoro. In questosenso, la libertà di licenziamento e la flessibilità ad oltranza possono dare un certo `sollievo’,ma solo apparente; in realtà, si tratta di soluzioni a breve termine, peggiori del male”