Contro la violenza non bastano le leggi e l’esercito (2)

“Il problema non èdunque (semplicemente) l”emergenza criminalità’, su cui fioriscono i titoli dei giornali oindugiano le telecamere, ma un tasso di violenza più diffuso e meno visibile, che si insinuanella vita quotidiana. E’ un dato inevitabile, come in America, oppure si può fare qualcosa?Certo, occorrono buone leggi. Dopo quella contro la violenza sessuale, da poco è stataapprovata la legge per la repressione della ignobile violenza contro i bambini. E’ stato anchevarato un disegno di legge contro la violenza tra le mura domestiche, tra moglie e marito. Maproprio mentre venivano approvate queste misure, è emersa la consapevolezza che nonbastano le leggi. Ci sono dei deficit, nel nostro tessuto sociale, che occorre colmare. C’è undeficit formativo, e c’è un deficit di speranza. Bisogna investire sulla scuola e sulla famiglia,con convinzione. Ma bisogna anche dirsi con franchezza i guasti che ha provocato una derivamaterialistica. Lungi dal portare maggiore libertà, molte delle cosiddette conquiste civili,dall’aborto alla droga, hanno rischiato di assuefarci ad una violenza insinuante cheimpoverisce la convivenza sociale. A questo impoverimento occorre reagire. E l’unico modoper farlo con autenticità è riuscire a dare concretezza alla ‘civiltà dell’amore’, cui il Papa ha piùvolte richiamato. Essa passa per un vero rifiuto della violenza, a partire dai rapporti quotidiani,da una testimonianza gratuita, da una cultura nuova, capace di porsi i veri interrogatividell’uomo, e per questo stesso fatto aperta alla fede, a quella che i teologi chiamano ‘ladimensione veritativa della fede’.