Mario Botta lo immaginacon graniti neri. Roberto Gabetti e Aimaro Isola, al contrario, vorrebbero arredi bianchissimi.Jean Nouvel pensa a un grande palcoscenico in acciaio. Michael Graves punterebbe sullegno, mentre Hans Hollein sul metallo. Arata Isozaki ci vede una serie di spirali. Aldo Rossivorrebbe un grande muro dietro l’altare, ma Klaus Theo Brenner preferirebbe una «piazza acielo aperto». Sono i progetti «virtuali» realizzati da otto grandi firme dell’architetturainternazionale per il presbiterio di Santa Maria del Fiore. L’idea è del cardinale Piovanelli, cheha voluto così riproporre il metodo tradizionale della consultazione che nei secoli ha reso riccoe ineguagliabile il Duomo di Firenze. Il dialogo con gli architetti e gli artisti ha infatticaratterizzato i sette secoli di storia della Cattedrale. Alcuni concorsi sono rimasti celebri: daquello quattrocentesco per la cupola a quello del secolo scorso per la facciata. «Le varieipotesi per una risistemazione ideale dello spazio presbiterale – dice l’arcivescovo di Firenze -ci provocano a cercare bellezza e funzionalità, fedeltà al passato e rispetto del presente. E’sempre difficile trovare soluzioni soddisfacenti, ma riflettervi, specialmente se stimolati in modocosì alto, può aprire qualche possibilità». I progetti, i modelli e gli studi degli otto grandi ingegnidell’architettura contemporanea, che si sono assunti il compito di ridisegnare uno spazio dicontemplazione e di preghiera ereditato da due «colleghi» del passato del calibro diBrunelleschi e Bandinelli, saranno esposti al pubblico nella mostra «Sotto il cielo della cupola -Il Coro di Santa Maria del Fiore dal Rinascimento al 2000», presentata oggi a Milano e inprogramma a Firenze dal 18 giugno al 15 settembre nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio.